Si torna in edicola

Che soddisfazione: il mio Enrico Berlinguer è stato scelto per aprire la collana “I grandi personaggi” per La Nuova Sardegna, dal 18 ottobre in edicola.

Evaristo Carriego/2

«Essere poveri implica un più immediato possesso della realtà, uno scontrarsi con il primo gusto aspro delle cose: modo di conoscere che sembra mancare ai ricchi, come se ogni cosa giungesse loro filtrata».

J.L. Borges

Evaristo Carriego/1

«Che un individuo voglia risvegliare in un altro individuo ricordi che non appartennero che ad un terzo, è un paradosso evidente. Realizzare in tutta tranquillità questo paradosso è l’innocente volontà di ogni biografia».
J.L. Borges

Rosse

Ho scritto questo raccontino, tutto a dialoghi, qualche anno fa. Lo pubblico qui adesso perché mi ricorda da dove siamo partiti.

– Verdi, no?

– Basta che non siano azzurre.

– Verdi, verdi, poi il logo lo faccio bianco, sfumato.

– Facciamolo bianco. La mia foto la mettiamo davanti.

– Certo, la tua foto davanti, certo.

– Quando le abbiamo pronte?

– Io chiudo il lavoro entro stasera. Il tempo di stampare, giusto quello.

– Bisognava averle già oggi: iniziamo la campagna senza il materiale?

– Non ti preoccupare. Oggi stai qui, parli con la gente, è come un trailer no? Senti l’aria che tira, mancano ancora due mesi…

– Due mesi non ci bastano se iniziamo così.

– Ti bastano, ti conoscono tutti, potresti anche non stampare, non fare neppure un volantino.

– Per governare questa città non è sufficiente essere conosciuti. Dobbiamo avere una strategia.

– Ma ce l’ho, sono solo un paio di giorni di ritardo, tre al massimo.

– Siamo sicuri?

– Fidati del tuo consigliere.

– Mi fido mi fido, ma questa storia del trailer mi pare una cazz…

– Dottore!

– Buongiorno.

– Si ricorda di me, dottore?

– Certo, si figuri signor…

Cozzi.

– … signor Cozzi, si figuri se non mi ricordo di lei. Come andiamo?

– Non ci lamentiamo. Gli anni aumentano, ma la pensione mica. C’ho la minima, sai? Vado dai crucchi.

– Va in vacanza signor Cozzi?

– In vacanza io non ci vado più. Mi piace mangiare a casa mia, a me. Non ci sono mai andato in vacanza. C’ho la donna che cucina.

– Cosa le cucina di buono oggi la signora?

– Mica è un albergo, dottore. Si arriva a casa e si mangia quello che c’è. Andiamo dai crucchi noi.

– …

– …

– I figli, come stanno i figli.

– Certo, signor Cozzi, come stanno i suoi figli?

– Cosa vuole che le dica? Di questi tempi mio nipote è a spasso. Il lavoro non glielo danno. È un gran lavoratore, né, era il primo della classe. Sempre stato il primo della classe. Anche io, eh, che la maestra l’aveva detto a mio papà di farmi studiare, ma a casa non c’erano i soldi.

– Erano altri tempi.

– Io mungevo le vacche. A dodici anni giravo per le cascine con la bicicletta, poi prendevano il latte e lo andavano a pesare alla pesa. Mi pagavano a peso.

– Al giorno d’oggi, signor Cozzi, i giovani non lavorano più.

– Mio nipote ha trentasette anni. È a spasso mio nipote.

– Si deve fare qualcosa per quelli che perdono il lavoro a quell’età.

– Mio nipote ha perso il lavoro, sì.

– Serve un sistema che li garantisca.

– Eh già.

– È necessario che le generazioni si aiutino, che gli anziani diano una mano ai giovani e i giovani agli anziani.

– Se non era per le ginocchia dottore…

– Le?

– Ginocchia, ha detto “ginocchia”.

– Le fanno male le ginocchia signor Cozzi?

– Mi fanno male sì! Mi fanno male. Alla mia età cosa vuoi, dottore? Ma non mi lamento.

– Bisogna tener duro.

– La mattina la donna mi butta fuori di casa. Adopero la bicicletta tutti i giorni. Vengo in piazza e mi siedo su quella panchina là.

– Le ginocchia sono un bel guaio, no? Mia nonna si è operata…

– Oh sì, giovane, ma se avessi le ginocchia buone andrei da tutti quelli là.

– Da chi andrebbe?

– Dai politici ladri andrei.

– Be’, la politica fatta per bene serve alla gente.

– Andrei a Roma a prenderli a calci… dottore, nel sedere a calci tutti quei delinquenti. Mi fan venir d’un arrabbiato!

– Io credo che si debba fare qualcosa perché ci siano più persone oneste nel…

– Sono tutti ladri, sono. Tutti. Comunisti, democristiani, gli taglio le mani se vado là, dottore. Col cane lupo vado là.

– Magari qualcuno…

– Dalema, Berluscone, Buttiglione, tutti ladri. Vedi se andavano in Germania, vedi!

– …

– È stato in Germania, signor Cozzi? Perché io sono stato in Germania, nella Germania del sud.

– Io non ci vado più in vacanza, giovane. Non ci sono mai andato. Ci devono andare i politici in Germania, che la Merchel gli insegna un po’ come si fa. Si mangiano tutto, quelli lì. Tutto. Io vado dai crucchi.

– Ha ragione. A Roma fanno tutti i propri interessi.

– I cavoli loro, dottore. Scusi la parola, ma i cavoli loro si fanno.

– Signor Cozzi, io sono d’accordo con lei. Bisogna scegliere bene i propri rappresentanti in tutte le istituzioni.

– Eh sì, dottore, proprio così.

– Non bisogna mandare al potere la gente disonesta.

– La dice giusta lei, dottore.

– Serve un cambiamento.

– Eh già.

– Servono facce nuove.

– Signor Cozzi, senta cosa le dico. Lo rivelo a lei in anteprima, già che vedo che si va d’accordo. Il dottore, qui, sarà il prossimo candidato.

– Oh Signore! Diventa presidente, dottore?

– No, non esageriamo. Mi candido come sindaco della nostra città.

– Ah, ma io ti voto. La voto, sì.

– La ringrazio per la fiducia.

– Ma per che partito è lei?

– Partito Democratico.

– Bene. Il sindaco. Bene.

– Bene.

– Sa, mio nipote non ha lavoro.

– Si deve fare qualcosa per quelli che perdono il lavoro a quell’età.

– Mio nipote è un bravo ragazzo, ha sempre lavorato tanto, ma è a spasso.

– I giovani non lavorano più di questi tempi.

– Avrebbe bisogno di una mano, sai?

– Che lavoro fa suo nipote?

– Qualsiasi cosa, fa qualsiasi cosa. Era primo della classe.

– Sì, ma prima di essere licenziato?

– No, dottore, non l’hanno licenziato, non lavorava mio nipote.

– Ah be’. Senta, mi faccia dare il curricul… Lo faccia venire da me. Sono qui tutte le domeniche.

– Mio nipote ha da fare la domenica. C’è il Milan la domenica.

– Ci sono anche il mercoledì, al mercato.

– Grazie, dottore, grazie. Gli dico di venire, dottore.

– Bene, faremo quello che si potrà.

– Grazie.

– Ma lei non si dimentichi che il dottore è candidato.

– Per che partito è candidato?

– Partito Democratico.

– Ah, i rossi! Grazie, dottore, la ringrazio ancora.

– Be’, rossi…

– Ah ma fa bene, sa? Che io quel Berluscone non l’ho mai votato, sa? Quello lì che va dal papa con le prostitute, scusa la parola.

– Si tratta di una questione etica importante.

– Io non andavo neanche alla Standa. La donna voleva andare ma io no. Ho la tessera della Coop, io.

– Allora signor Cozzi mi raccomando di votare per il…

– Non l’adopero più però. C’ho la minima.

– Sì, si ricordi che il 15 maggio…

– Io ormai vado dai crucchi a fare la spesa.

– Aspetti un secondo!

– … compero i wurstel che sono buoni dai crucchi. La pasta insomma.

– Aspetti.

– Ma c’ho la minima, c’ho…

– Vedi? Se avessimo avuto una cartolina gliel’avremmo lasciata.

– Quello? Quello è già buona che ci arriva vivo a maggio.

– Il corpo elettorale non è in gran forma.

– Senti, stavo pensando un cosa…

– … rosse?

– Rosse.

Al Salone

Si apre domani il Salone del Libro di Torino.

Nel rispetto di chi ha deciso di non esserci, io e tutti i colleghi con cui ho potuto parlare in questi giorni assicureremo la nostra presenza.

Il Salone è casa nostra, guai a lasciarlo nelle mani dei fascisti. Loro, d’altronde, sono piccolo, brutti e spregevoli, e noi siamo pieni di idee, voglia e fantasia. Si troveranno malissimo, loro, al Lingotto.

Al Salone del libro

Vi allerto: per chi di voi sarà al Salone del libro di Torino sabato 11 maggio, ci vediamo alle 12.30 alla Sala Professionali insieme a Elisa Calcagni e al Master Professione Editoria della Cattolica di Milano.

Quindi?

Quindi vorreste dirmi che rinnovando il sito ho perso quattro anni di archivio ancorato al blog precedente? Questo è il prezzo di una pagina nuova fiammante piena di colori e immagini?